Alla Farm di Favara, provincia di Agrigento, per la prima volta si sono incontrate realtà delle due regioni che non avevano mai collaborato. Gli effetti? Li racconta in questo reportage un innovatore-imprenditore che crede nel dialogo e nella consapevolezza.

Quando mi chiedono di quello che sta avvenendo in Sicilia rispondo sempre che “finalmente qualcuno sta cominciando a scrivere quel meraviglioso foglio bianco che è la stessa Sicilia”.

La nostra storia è fatta di pagine e pagine di racconti, di miti, di grandezza e di decadenza. Le ultime pagine di questa storia sono forse le più tristi ma finalmente qualcuno ha voltato pagina ed ancora una volta eccoci davanti ad un foglio bianco. Stiamo vivendo la nostra primavera. La mia, forse, è la prima generazione che ha avuto modo di vivere / lavorare all’estero e tornare. E’ la prima generazione che vive nel digitale, nell’era delle connessioni e della comunicazione senza frontiere. Il sapere è tutto in rete, quello che manca, spesso, è la sete di sapere: e noi siamo assetati. Da sempre.

Così la Sicilia cambia, con i suoi nuovi mille, e come una supernova spinge energia in tutte le direzioni: sociale, cultura, turismo, agricoltura, impresa tanti mondi accomunati da un unico grande mood chiamato “innovazione”. Le prime due grandi innovazioni però sono già diventate buone pratiche e sono orgoglioso di farne parte e di esserne un po’ precursore: si chiamano dialogo e consapevolezza.

In Sicilia, finalmente, realtà diverse parlano tra loro, scambiano informazioni, esperienze, consigli.

Quanto orgoglio nel pensare di essere Siciliano e di fare parte del cambiamento, quanta gioia nel capire che non siamo soli. Già qualche mese fa, incontrando gli amici pugliesi di ExFadda e Bollenti spiriti qualcosa mi aveva lasciato presagire che non era solo la Sicilia ad aver alzato il capo. Lo scorso weekend la conferma è arrivata. Violentissima. C’è stata la #Miscita.

Un momento di incontro “primo”. Non unico: primo. Un momento in cui diverse realtà calabresi che fino ad allora non avevano mai collaborato hanno deciso di “unirsi” e fare qualcosa insieme e per farlo hanno scelto il Farm Cultural Park di Favara, provincia di Agrigento. La Farm di Favara, in provincia di Agrigento – Foto di Maki Ochoa
La Farm di Favara, in provincia di Agrigento – Foto di Maki Ochoa

Cosa è la miscita? Tecnicamente è la mescolanza di idee e progetti ma a volerla descrivere col senno di poi la descriverei come un piatto cucinato benissimo da un gusto sublime dove riesci sempre ad identificare ogni singolo ingrediente.

La #Miscita sono “La Guarimba Film Festival”, “Alt!rove Street Art Festival” e “Resistenze Gastrofoniche”, la #miscita è la calabria che resiste.

Collaborando con FARM già da diversi mesi ho avuto il piacere di vivere la #Miscita sin dal primo momento, di viverla con i protagonisti che davano il via ai preparativi. Così il giorno prima dell’evento, o forse sarebbe meglio dire la notte prima, mi ritrovo con Giulio (La Guarimba) e Vincenzo (Alt!rove) a sorseggiare una birra e fare un resoconto dei primi giorni di preparativi e dello stato dell’arte prima dell’evento. Ma la discussione è andata oltre, anzi, altrove. Perché in realtà abbiamo parlato di quello che la #Miscita rappresenta per la Calabria. Abbiamo parlato dei momenti difficili dati dalla comunione, del rendersi conto di aver sbagliato e chiedere scusa per guardare avanti e mai indietro. Mancavano poche ore dall’inizio dell’evento e ancora nei loro occhi non c’era convinzione. Ma vi dico io com’è andata a finire. #Miscita è stato un successo. Loro non se ne sono neanche accorti ma ai sette cortili c’era una sola Calabria: unita, solidale, complice, onesta e meravigliosa.

Sono più o meno le 17.00. Sara Fratini ha appena finito di dipingere una delle sale dello Spazio XL di FARM dove ha ritratto tutta la comunità di FARM in versione “sirenetti”. Stanchissima, dopo aver lavorato per tre giorni di fila, ci chiede “se vedete qualche pescetto senza le gote rosse ditemelo, magari qualcuno mi è scappato ma ho gli occhi stanchi”. Sara ha ancora le dita sporche di nero ma sta già tagliando dei pezzi di cartone perché in programma c’è un workshop dove lei disegna insieme ai bambini. Lo fa sotto il mega Robot, alto oltre sette metri, che Massimo ha costruito mentre lei disegnava. Lo ha fatto con le cassette della frutta. Tante cassette della frutta. Lo ha fatto enorme e lo ha messo li a difendere i sette cortili dall’alto. Lo ha fatto con Antonio e Fabrizio, che lavorano con noi alla Farm. All’inizio non erano proprio contenti (le singole parti del robot erano pesantissime!) ma alla fine guardando il lavoro finito hanno, ancora una volta, tirato fuori un sorriso di soddisfazione e all’urlo di “ora scassiti tuttu” sono andati a fare una doccia per poi tornare alla FARM con le loro famiglie.

Proprio accanto al workshop i ragazzi di Alt!rove appendono gli ultimi quadri che ritraggono le opere realizzate a Catanzaro durante il festival dello scorso Maggio. Con loro ci sono anche gli amici di Alberonero e Sbagliato. I primi stanno disegnando quadrati sulle pareti di uno degli spazio nuovi di FARM che poi dipingeranno con delle armoniose scelte cromatiche, gli altri stanno installando la loro opera vicino alle cucine guardandola e riguardandola con una precisione maniacale

.Un laboratorio per bambini durante la #Miscita alla Farm di Favara – Foto di Maki Ochoa

L’evento non è ancora iniziato ufficialmente, il talk è previsto per le 20.00 quindi c’è ancora qualche minuto per le prove. Così a sprazzi si sente uno dei diffusori urlare e due ragazzi giovanissimi danzare sull’asfalto. Sono Claudio e Andrea che ripassano gli ultimi passi della loro performance di danza contemporanea dal titolo “I’m past”. Perfetti, incantevoli, la passione scivolava da ogni gesto, da ogni passo e riempiva l’aria. Non vi nascondo che, nonostante io non sia proprio un appassionato, sono rimasto molto tempo a osservarli… ma questa è un’altra storia. Proprio davanti allo spazio dedicato alla danza cominciano i preparativi di Resistenze Gastrofoniche. Paola, Stefano e Donna Camillo preparano piatti, pentole e mixer. Su in terrazza Domenico sta ultimando la sua opera. Lui lavora molto con le lettere ma questa volta ha deciso di sperimentare (giusto perché non vogliamo farci mancare nulla) ed ha reinterpretato i movimenti della bandiera, simbolo di FARM, trasponendoli sui muri della Roof Kitchen. In giardino Giulio ha appena premuto play sul proiettore che per tutta la notte regalerà il cinema della Guarimba ai nostri ospiti e subito corre per ultimare i lavori nella stanza XL dedicata alle locandine illustrate dell’ultimo festival: capolavori.

Sono le 20.00, la gente è oramai numerosa ed è ora di riunirsi sotto il robot per cominciare a raccontare anche agli altri la #Miscita. I talk in FARM sono momenti intensi perché non sono seminari, workshop, Lectio Magistralis: sono informali chiacchierate tra amici.

Inizia il racconto/ Applausi/ Inizia la #Miscita – Due piatti (da dj) iniziano a girare.

resistenzegastrofoniche

Resistenze gastrofoniche viaggianti.

Bellissima in un vestitino giallo a pois bianchi, Donna Camillo regala la sua selezione musicale, inizia a saltare e come un ferocissimo virus contagia tutti. Musiche senza tempo che mai avresti pensato di ballare cominciano a trascinarti senza sosta verso l’alto, un salto dopo l’altro. Accanto a lei Paola e Stefano cominciano ad impastare gli gnocchi ballando e atteggiandosi come persone d’altri tempi con sorrisi che non bastano mille parole per descriverli. Intorno a loro la gente balla, fa foto, ride e si guarda incredula. Balla mentre aspetta paziente il suo turno per assaggiare gli gnocchi con le arti dentro… sono queste le resistenze gastrofoniche.

Mi è inutile fare una cronaca puntuale di quello che è stata la #Miscita perché questo è solo l’inizio. Una cronaca può solo riportare il mio cuore a battere a tempo con la musica, con il ballo, nel ricordo di qualcosa che per certi versi mi ha segnato per sempre.

L’unica cosa veramente importante è che c’erano una sola Calabria ed una sola Sicilia ai sette cortili di Farm. Due regioni che non hanno bisogno di ponti per abbracciarsi e sorridere guardandosi negli occhi.

Questa non è la primavera sicula. E’ l’Italia al rovescio. E’ la primavera del Sud: uscite e respirate l’aria nuova.